
Energia, territorio, e simulazione energetica in Basilicata alla fine degli anni ’70
Negli ultimi anni si parla continuamente di comunità energetiche, efficienza degli edifici, integrazione fra impianti e involucro edilizio, simulazione energetica e autosufficienza locale. Temi che oggi sembrano modernissimi, quasi figli esclusivi della transizione energetica contemporanea. Eppure alcune esperienze italiane li affrontavano già alla fine degli anni ’70, spesso lontano dai grandi poli industriali e universitari e con mezzi tecnologici che oggi apparirebbero quasi primitivi.
Fra queste esperienze vi fu il nostro Gruppo di Progettazione e Ricerca “Energia e Territorio” di Potenza, nato nel 1977 all’interno dell’ARCHSTUDIO, che in quegli anni era uno degli studi di ingegneria più avanzati del nostro contesto territoriale. Il gruppo, che nel nucleo originale vedeva oltre me Maurizio Leggeri e Franco Valicenti, lavorava su energie rinnovabili, risparmio energetico, biogas, cogenerazione e pianificazione energetica territoriale, in un periodo in cui questi temi erano ancora quasi completamente assenti dal dibattito tecnico corrente.
Per comprendere il significato di quelle attività bisogna ricordare il contesto storico. L’Italia usciva dalla crisi petrolifera del 1973 e si avvicinava a quella del 1979. Il problema energetico era diventato improvvisamente centrale, ma il panorama tecnico nazionale rimaneva ancora fortemente legato ai modelli tradizionali. L’ENEA, nella forma in cui lo conosciamo oggi, non esisteva ancora: era operativo il CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, nato con una missione prevalentemente orientata al nucleare. Le tecnologie per il solare termico, il recupero energetico e il contenimento dei consumi erano ancora poco diffuse, soprattutto nel Mezzogiorno.
Anche l’informatica tecnica era completamente diversa da quella attuale. I personal computer praticamente non esistevano ancora, il primo IBM PC sarebbe arrivato soltanto nel 1981 e il CAD era quasi assente. Le elaborazioni tecniche avanzate venivano eseguite su minicomputer o mainframe, normalmente accessibili soltanto a grandi enti, università o industrie.
Una delle caratteristiche più particolari dell’esperienza di Energia e Territorio fu proprio l’utilizzo dell’informatica applicata alla progettazione energetica. Le simulazioni venivano eseguite in tempo reale su un HP 3000 Series II, un sistema multiutente decisamente avanzato per l’epoca. Questo consentiva di effettuare simulazioni parametriche, calcoli termici e valutazioni stagionali dei fabbisogni energetici degli edifici.
Riguardando oggi quei documenti credo sia da notare il nostro metodo di lavoro. Non si trattava semplicemente di dimensionare un pannello solare o una caldaia, ma di analizzare il comportamento complessivo dell’edificio in relazione al clima, alle dispersioni, all’accumulo termico e alla disponibilità energetica durante l’anno. In pratica, un approccio molto vicino a quello che oggi definiremmo progettazione energetica integrata o building energy modeling.
Fra i documenti superstiti di quell’esperienza ho un progetto del settembre 1979 relativo a un impianto ad energia solare destinato al riscaldamento dell’abitazione del custode di un impianto idrovoro a Metaponto Lido, commissionato dal Consorzio di Bonifica Bradano e Metaponto. Il documento contiene simulazioni annuali, tabelle climatiche, calcoli del carico termico, analisi della resa stagionale e valutazioni dell’accumulo energetico. Aspetti che oggi consideriamo normali, ma che all’epoca erano decisamente inconsueti, soprattutto in un contesto territoriale periferico, quale era quello lucano
Non si trattava però di ricerca teorica o di esercizi accademici. Questo progetto fu realizzato, e per quanto mi consti è stato il primo esempio dell’uso di energie rinnovabili nella nostra regione. Fra il 1979 e il 1980 avemmo fra i nostri clienti il Centro Ricerche Trisaia, struttura del CNEN in Basilicata, per cui progettammo la ristrutturazione termica degli edifici del centro. Anche questo dettaglio è significativo se collocato nel contesto storico corretto. La cultura dell’efficienza energetica edilizia era ancora agli inizi, la legge 373/76 sul contenimento dei consumi era recentissima e gli interventi sistematici sull’involucro edilizio erano ancora poco diffusi. Operare in un centro di ricerca del CNEN significava quindi lavorare su temi che, in quel momento, rappresentavano una vera frontiera tecnica.
Molte esperienze italiane legate alle energie alternative negli anni ’70 sono andate in gran parte disperse, lasciando pochissima documentazione. Spesso si trattava di gruppi piccoli come il nostro, interdisciplinari, privi di una struttura accademica formale, che lavoravano in maniera semi-artigianale ma con idee sorprendentemente avanzate. Eppure proprio queste realtà hanno contribuito, spesso in silenzio, a introdurre nel dibattito tecnico italiano concetti che oggi consideriamo centrali: sostenibilità territoriale, integrazione energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili, simulazione energetica e approccio sistemico alla progettazione.
Rileggere oggi quei documenti non significa indulgere nella nostalgia tecnologica, ma ricordare che molte delle idee che oggi definiamo “innovative” hanno radici molto più lontane (nel tempo), ma anche molto più vicine (nello spazio) di quanto comunemente si immagini.
Per chi fosse interessato questo pdf contiene la parte relativa ai calcoli
Progetto solare termicoLa foto del titolo è uno screenshot reale, su pellicola fotografica, di una videata grafica realizzata con un terminale HP2648A. Alla fine degli anni ’70 la videografica era ancora un ambito largamente inesplorato, così come erano rare le periferiche con capacità grafiche. Nel 79 non avevamo ancora un plotter, il Calcomp 836 non era stato ancora consegnato, per cui l’unica maniera per produrre grafica digitale era quella di usare metodi fotografici.
