Fidonet

By | 18 settembre 2009

Per comprendere cosa abbia significato l’esperienza Fidonet per tantissime persone bisogna fare oggi un grande salto con la fantasia. Immaginare un mondo senza smartphone, lettori MP3, ADSL e, soprattutto, senza internet. Anche per chi ha direttamente vissuto quei periodi è un passo oggettivamente difficile: siamo così assuefatti ai risultati della rivoluzione microelettronica che oggi ci sembra quasi impossibile che sia esistito un momento in cui tutto questo non c’era. E’ però importante non dimenticare  i tempi in cui l’unica risorsa per telefonare fuori di casa era costituida dalle cabine telefoniche, utilizzando i mitici gettoni, ed i computer erano delle enormi apparecchiature con una miriade di ammiccanti lucette.

Agli inizi degli anni ’80 con l’immissione sul mercato di chip, come l’AM7910, che permettevano la realizzazione di modem economici ed alla portata degli hobbisti, e di modem automatici come l’Hayes smartmodem, il collegamento dei computer per mezzo del telefono iniziò a diventare una reale possibilità pratica. Nacquero i primi CBBS (Computer Bulletin Board System, bacheca computerizzata), sistemi, per lo più amatoriali, a cui ci si poteva connettere, registrarsi e lasciare messaggi come in una sorta di bacheca elettronica.

Nel 1984 Tom Jenning, un valente informatico californiano, iniziò a sperimentare un metodo per interconnettere i BBS in modo che potessero scambiarsi dati. Lo scopo dichiarato di Tom era quello di verificare se la cose fosse possibile e come realizzarla: uno spirito “like ham radio”,  cioè con lo stesso intento culturale dei radioamatori. In breve tempo mise a punto il programma Fido e diede il via, collegando nel maggio di quell’anno il suo nodo #1 a San Francisco con il #2 di John Madill a Baltimora, alla rete Fidonet. Suo, per quanto mi risulta, anche il logo in ‘ascii-art’ – il cane con il floppy in bocca – che ha contraddistinto tanti dei BBS associati, mio compreso.

                  __
                 /  \
                /|oo \
               (_|  /_)
                _`@/_ \    _
               |     | \   \\
               | (*) |  \   ))
  ______       |__U__| /  \//
 / FIDO \       _//|| _\   /
(________)     (_/(_|(____/

Io venni a conoscenza dell’esistenza della rete pochi mesi dopo dalle pagine di Byte, una rivista statunitense edita da McGraw-Hill a cui ero abbonato e che costituiva un riferimento importante in un epoca in cui la veicolazione dell’informazione non era così semplice ed immediata come oggi. L’idea di mettere in piedi un servizio telematico era per un radioamatore come me realmente affascinante e, peraltro,  fattibile: l’azienda di informatica per cui lavoravo aveva disponibili le risorse tecniche necessarie, inutilizzate al di fuori degli orari di ufficio.

Per recuperare il software feci ricorso ad una delle risorse dell’epoca: la PD Software Library, una piccola realtà anglosassone che pubblicava un bollettino mensile con un elenco di floppy contenente quello che all’epoca veniva definito public domain. Questi floppy, solitamente tematici, venivano spediti via posta ad un costo contenuto. Giusto per inquadrare la realtà dell’epoca, i tempi di ognuno di questi passaggi erano dell’ordine di alcune settimane. Ricevetti i floppy prima di Natale ed effettuai la prima installazione del software il pomeriggio del 26 dicembre ’84

fido_welcome

Il banner di benvenuto di Fido Potenza, 1985

Intorno alla metà di Gennaio 1985 Fido Potenza era operativo, nel giro di un paio di settimane riuscii a trovare un accordo con il coordinatore della Regione 2, Henk, per inserire il mio BBS nella rete Fidonet. Allora in Italia non era possibile reperire un modem compatibile Hayes (anzi, era vietato collegare qualsiasi cosa alla rete telefonica), per cui il Fido Potenza non era in grado di collegarsi autonomamente alla rete. Henk fu così gentile da farsi carico di instaurare lui quotidianamente il collegamento, consentendomi di risolvere il problema.

Come funzionava un BBS dell’epoca? Per dare una idea riporto qualche stralcio da un articolo di Federico Lo Cicero pubblicato sulla rivista Bit.

… Così eccoci a che fare con CBBS nostrane che nulla hanno da invidiare alle più anziane sorelle di oltreoceano. Tra quelle che si distinguono troviamo certamente la Fido South Italy CBBS di Potenza. Il South Italy Cbbs (Sic per gli amici), fà parte della rete Fido-Net; questa rete è formata da vari Cbbs che, sparsi per il globo terracqueo, hanno in comune i servizi offerti all’utenza, almeno nelle linee principali e il software di gestione. Ogni Sysop, l’operatore di sistema, è ovviamente in grado di condurre il suo sistema come meglio crede, pur nel rispetto della linea comune: a seconda delle richieste che ottiene, e delle indagini svolte, attiva varie aree nelle quali l’utente può di aggirarsi, certo di trova¬re sempre qualcosa di interessante.

Ma procediamo con ordine: una volta connessi al sistema occorre per prima cosa effettuare la procedura di logon: è necessario fornire le proprie generalità e qualche altro dato che servirà al Sysop per conoscere le necessità e i desideri dei suoi utenti. Compilate diligentemente e sinceramente il cosiddetto “questionario informativo”: avete solo da gudagnarci.

Subito dopo si riceve una password che servirà nei collegamenti successivi, ma ovviamente tutte le richieste anagrafiche accennate vengono fatte solo nel corso del primo.

Entrati nel sistema, si riceve un breve sommario delle novità, finito il quale Fido ci propone una massima (sì, una frase tipo le ultime parole famose … ). In seguito viene visualizzato il menù principale, da cui si può accedere a due sottosistemi: l’area messaggi e l’area file. Altre opzioni del menu consentono di colloquiare con il Sysop (non pretendete di trovarlo in linea alle quattro del mattino), cambiare i parametri utente, ottenere statistiche d’uso e lasciare il sistema (logoff).

La cosiddetta “area file” permette di scambiare messaggi, annunci e posta elettronica con gli altri utenti del Fido. Anche qui esistono delle sottosezioni: per esempio area messaggi privati e area messaggi comuni. Si noti che in teoria è possibile comunicare con tutti i sistemi Fido-Net del mondo; indicando gli estremi del Fido con il quale si vuole colloquiare sarebbe possibile lasciare messaggi che, non in tempo reale ma in maniera differita, Fido stesso provvederebbe a smistare ai destinatari (…) Per la stesura dei messaggi da inviare è disponibile un potente e versatile editor, che permette di manipolare in maniera più che adeguata i testi redatti. Anche per i comandi dell’editor sono sempre disponibili degli help on-line: inoltre sono tutti riportati sul manuale dell’utente, che naturalmente troveree memorizzato su Fido sotto forma di file Ascii.

Passando alla sezione “file” si scopre qualcosa di veramente interessante.

Sono attivate varie aree, sette al momento in cui scriviamo, ma ne vengono aggiunte molto frequentemente, che raggruppano i file secondo criteri ben definiti: esiste un’area dedicata al Commodore, una per l’Apple, una per i sistemi Ms-Dos e, cosa interessante, se ne trovano anche di dedicate ai linguaggi: per ora Forth e Lisp, prossimamente … chi lo sa?

In ognuna di queste aree sono presenti vari file: non solo di testo, ma anche programmi di ogni genere: utility, giochi, package di comunicazione … L’unica condizione da rispettare perchè un programma venga accettato dal sistema e messo in lista è che esso appartenga al cosiddetto “public domain software”; non deve cioè essere un programma in commercio: si vuole affermare un secco no alla pirateria.

Ogni utente può prelevare file (download) o renderne disponibili di nuovi al sistema (upload). Per effettuare queste operazioni in condizioni di sicurezza Fido offre vari modi di trasferimento, tra cui l’ormai onnipresente protocollo Xmodem. Noi abbiamo provato sia a prelevare file che a effettuare degli upload: non abbiamo avuto problemi, tranne che per la lentezza del trasferimento stesso: del resto la comunicazione avviene a 300 baud e, solo in un secondo tempo sarà possibile usufruire di velocità più elevate. Insistiamo sul fatto che’ ogni utente dovrebbe mettere a disposizione qualche programma: i 5 Mbyte di materiale attualmente disponibili saliranno così a livelli sempre più alti.

Mentre scriviamo sono particolarmente ricche le aree del Commodore e Ms-Dos, ma ormai dovrebbe essere chiaro che sarà l’utenza a decretare il successo o meno delle varie sezioni.

Vi vogliamo anche segnalare che due delle aree file sono redatte in collaborazione con la rivista statunitense Byte: ne riportano articoli e i più interessanti programmi: tra questi ci sembrano particolarmente degni di nota un Ramdisk per l’Atari 520 ST e il Red Ryder, ottimo package di comunicazioni per l’Apple Macintosh.

Come si vede le possibilità che il Cbbs Fido offre sono varie e interessanti; va considerato soprattutto che il servizio è destinato a crescere principalmente secondo i desideri dell’utenza. (…) Sicuramente Fido rappresenta un notevole passo avanti per la micro-telematica italiana; le mitiche banche dati anglo-americane non sono più un fenomeno a noi remoto: anche in Italia disponiamo di un servizio di tutto rispetto!

Ben 5 Mbyte di area file! Per l’epoca erano una enormità: basta calcolare quanto tempo avrebbe richiesto traferirli a 300bps. Ma anche le risorse all’epoca erano molto spartane. Fido Potenza girava su un clone IBM prodotto da Multitech, l’attuale ACER, con 640kByte di RAM, scheda video EGA ed un HD Maxxtor 5.25″ full-size da 20Mbyte, un sistema ‘potente’ per l’epoca.

Avendo messo in piedi il BBS per puro interesse tecnologico, non prevedevo certo che l’iniziativa potesse avere un grande successo. Mi aspettavo giusto l’accesso di pochi amici, appassionati della nuova frontiera della telematica. Rimasi quindi abbastanza meravigliato quando cominciai a vedere che le visite andavano incrementando significativamente. Ancora oggi non riesco a spiegarmi come mai, nel giro di alcune settimane e senza nessun tipo di pubblicità, Fido Potenza sia riuscito a costruirsi una solida base di utenti fedeli. Probabilmente avevo largamente sottostimato il numero degli appassionati, ma soprattutto la potenzialità del tam tam in epoche in cui non esistevano internet ed i suoi social network.

Assieme agli utenti iniziarono a contattarmi anche altri Sysop che volevano entrare nella rete. Fidonet non era, almeno agli inizi, una struttura molto democratica e gli incarichi erano assegnati dall’alto. Henk aveva nominato me coordinatore dell’Italia, la regione 33, ed era mio compito organizzarla e gestirla al meglio.  I primi due nodi ad entrare nella rete furono Fido Alessandria, di Flavio Bernardotti, e Fido Pordenone di Adolfo Melilli. Alcuni mesi più tardi la nodelist del  7/2/1986 fotografava così la rete italiana:

Region,33,Italy,I,Giorgio_Rutigliano,39-971-354**,300,
,1,FIDO_PZ,Potenza_Italy,Giorgio_Rutigliano,39-971-354**,300,CT1
,3,FIDO_AL,Alessandria_Italy,Flavio_Bernardotti,39-131-3555**,300,CT1
,4,FIDO_PN,Pordenone_Italy,Adolfo_Melilli,39-434-320**,300,CT1
,5,SOFT_SERVICE,Milano_Italy,Franco_Vandelli,39-2-2284**,300,CT1
,6,CIFT,Messina_Italy,Pietro_Princi,39-90-3010**,300,CT1
,7,TELEMAX,Palermo_Italy,Marcello_Mannino,39-91-5600**,300,CT1

La nodelist, l’elenco dei BBS aderenti, era generata ogni venerdì e distribuita a tutti i nodi della rete.

Agli inizi l’interconnesione fra i nodi era più virtuale che reale. Per mantenere bassi i costi di gestione la posta elettronica, denominata semplicemente mail, veniva usata praticamente solo per mantenere le comunicazioni fra i Sysop. I messaggi degli utenti erano gestiti solo a livello locale. Ma nel febbraio del 1986 Jeff Rush, il sysop di Rising Star, Fidonet 124/206 (fino al 1987 la rete era a soli due livelli), mise a punto un protocollo chiamato EchoMail, che avrebbe segnato il futuro della rete. Nato originariamente come un software accessorio, e poi incorporato nei programmi di gestione del BBS, EchoMail consentiva la ridistribuzione dei messaggi di determinate aree a tutti i BBS aderenti, più o meno come avviene con i newsgroup internet.

L’EchoMail (da me battezzate conferenze in Italiano) ebbe un successo immediato: fidonet diventava una rete in grado di veicolare messaggi su aree geograficamente molto vaste. Ovviamente, dato che anche in questo caso il volume di traffico costituiva un problema oggettivo, le aree erano accuratamente scelte in modo da pesare i pro (l’interesse) ed i contro (il costo) dell’implementazione di una determinata tematica. Nel corso di quegli anni molte sono state le organizzazioni amatoriali che hanno beneficiato del trasporto EchoMail per mantenere contatti telematici. Con l’aumento dell’interesse cresceva il numero dei BBS aderenti.

Ovviamente per gestire al meglio una organizzazione così complessa era necessario fissare delle norme. Quelle Fidonet erano le cosiddette policy, cioè i regolamenti che stabilivano le procedure da seguire per ottenere la pacifica convivenza fra persone di così diverse origini e culture. Io mi preoccupai di tradurre ed adattare la policy internazionale, periodicamente aggiornata dall’organizzazione mondiale, e di definire quella nazionale che regolava i rapporti nell’ambito dell’Italia. Le policy erano tutt’altro che democratiche. C’èra una ragione ben precisa dietro questa apparente rigidità: il problema di mantenere operativa e funzionale una struttura complessa, eterogenea, in cui le finalità dei singoli membri erano molto differenti fra di loro e, cosa non trascurabile, in cui determinate azioni di singoli membri si ripercuotevano, in termini di costo, su altri. Le regole, quindi, erano necessarie, ma dovevano anche essere applicate cum grano salis, cosa che ho sempre cercato di fare nel mio decennale operato come coordinatore nazionale.

Non sta certo a me esprimere una valutazione della mio operato. L’unica mia considerazione è che in tutto il periodo della mia attività come RC i casi di disputa si possono contare sulle dita di una mano.  Le occasioni certo non mancavano in una rete che contava, al momento in cui lasciai l’incarico, alcune centinaia di nodi e continuava a crescere. Fidonet avrebbe raggiunto il picco di dimensioni mondiali alcuni anni dopo, nel giugno del 1995, con ben 35787 siti in nodelist, senza contare i cosiddetti point, entità di quarto livello che pur essendo in rete a tutti gli effetti non apparivano nella lista ufficiale più che altro per motivi di sepliicità di gestione.

Certo, nulla se paragonato alla situazione attuale ed alla ubiquità di Internet e dei suoi servizi. Ma se rapportato alla situazione dell’epoca, il fenomeno Fidonet assume una dimensione totalmente diversa. Una rete amatoriale, costituita e gestita da un eterogeneo gruppo di entusiasti, è riuscita ad ottenere uno spazio importante in una realtà dove  molti sistemi professionali a pagamento fecero un fragoroso flop, basta ricordare il Videotel della SIP. Prova ne è che ancora oggi si trova in Internet traccia delle conferenze (aka EchoMail) che sono state gestite sui nostri sistemi nel corso di tutti quegli anni.

Una cosa di cui sicuramente si è parlato poco è il fatto Fidonet ha avuto un significativo impatto nella tecnologia informatica anche al di fuori del mondo dei BBS. Un esempio per tutti è costituito dalle tecniche di compressione dei dati, che oggi usiamo tutti indistintamente, talvolta senza renderce neppure conto, al punto che il termine zippare è addirittura entrato nel vocabolario italiano. Pochi sanno che l’evoluzione di questo settore discende direttamente dalla rete Fidonet e dalla necessità di minimizzarne i costi, riducendo al massimo la quantità di dati da scambiare. Il problema se lo pose subito Thom Henderson, responsabile per la distribuzione delle Nodelist e delle FidoNews.  All’epoca l’unico software di compressione PD era lo squeeze, basato sul poco efficiente algoritmo Huffman. Per risolverlo decise di scrivere un programma nuovo, basato sull’algoritmo Lempel-Ziv, in modo da avere un livello di compressione maggiore e la capacità di ‘consolidare’ più file in un unico archivio. Vedeva così la luce l’ARC, che per molti anni è stato lo standard per l’archiviazione e la compressione. Successivamente un altro sysop Fidonet, Phil Katz, derivando il lavoro di Henderson, avrebbe dato vita al PkZIP, definendo il formato di archiviazione (.zip) più popolare del mondo ed ancora comunemente utilizzato al giorno d’oggi.

Fidonet è tutt’ora una rete attiva, anche se  oramai appartiene alle cose del passato. E’ stata una grande palestra per tanti di noi, sia sysop che utenti, ed una occasione importante sia sotto il profilo vista tecnico che dei rapporti interpersonali.

Credo sia importante non dimenticarla.

5 thoughts on “Fidonet

  1. Stefano Toria

    Ricordo benissimo quei tempi che ho vissuto anch’io, sebbene io sia arrivato un paio di anni dopo. Del mio breve periodo come sysop di Linea Roma 2:331/26 (attivo nella prima metà del 1989, poi ho avuto altro da fare) mi sono rimaste due cose preziose e insostituibili: una, il bagaglio di conoscenze ed esperienze che mi hanno permesso di vivere l’inizio dell’era di Internet “campando di rendita” dal punto di vista tecnico; e l’altra, mia moglie Silvia Iencinella, con cui tra poco più di un anno celebriamo le nozze d’argento (azz… ma allora sono vecchio!)

    Reply
  2. Luigi Rosa

    Il mio primo indirizzo Fido e’ stato 2:331/29 (Opus PV), eravamo andati a prendere il software da Flavio Bernardotti, che ci aveva copiato 12 floppy da 1.2 Mb con su “tutto” (FidoBBS, Opus, MsgEd, BinkleyTerm, i FOSSIL…)
    La mia esperienza in Fido e’ durata 10 anni, la cosa bella e’ che anche se mi sono sconnesso nel 1996 ancora adesso sono in contatto con molti amici di quel periodo.
    Grazie per aver scritto questi ricordi.

    Reply
  3. grutig Post author

    Fidonet è stata per me una grandissima esperienza umana, e mi fa piacere constatare di non essere il solo a ricordare quei periodi con piacere ed un po’ di nostalgia.

    Grazie ad entrambi per la vostra testimonianza!

    Reply
  4. Ivo Elmi

    Ivo Elmi, SysOp di Orsa Maggiore BBS – Modena – 2:332/518

    Una delle poche in Italia installata su sistema operativo Atari ST.
    Una bellissima epoca di Telematica agli albori. dei tempi.

    Ed eccomi ancora presente in una vecchia Nodelist Emiliana…

    http://www.dubbio.net/old_zandor/doc/manuali/old_region.htm

    Peccato che il tempo non torni indietro mai.

    Ivo

    Reply
  5. Pingback: Digital divide

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *